Ho assaggiato centinaia di volte questo amaro durante la sperimentazione ed è stato complicato bilanciarne gli eccessi. Ancora oggi lo osservo e mi chiedo come un liquido dal colore così tenue possa avere un gusto tanto intricato, ma è un concetto sciocco.
Guardavo quel bicchiere e lo vedevo immobile, come gli astronauti vedono la terra dallo spazio: una sfera azzurra statica e immutabile, ma sappiamo non essere così! Quaggiù succede di tutto ma dalla luna non si vede e allo stesso modo in quel bicchiere di amaro vi è un esuberante agitarsi di spezie, radici, erbe che tumultuosamente cercano di sprigionare il loro carattere agitandosi. Tutti questi processi non si vedono ma, bevendolo, si subisce quel tumulto e si viene trasportati da quell’attività frenetica che riscalda a ogni sorso.
Proprio il richiamo allo spazio più profondo mi ha ispirato il nome Orizzonte degli Eventi e l’etichetta che ricalca i buchi neri tanto cari a Stephen Hawking. L’Orizzonte degli Eventi è il confine dei buchi neri al di là del quale tutto scompare perché attratto da una forza gravitazionale fortissima, più forte della velocità della luce che per questo viene inghiottita dal buco, che buco in realtà non è, rendendolo buio e perciò nero. Questa massiccia forza ricorda quella dell’amaro al primo sorso dunque è stato naturale chiamarlo così.
E’ strana la vita, pensi di produrre liquori e invece ti ritrovi in un buco nero e, come nel film Interstellar, intraprendi un viaggio nel tempo che ti trasporta altrove, nel passato o nel futuro non si sa, di certo seguendo un itinerario nuovo che solo l’imprevedibilità di questa esistenza può disegnare.


To be continued…

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