L’altro giorno grazie a una piacevole discussione con l’amico Luca mi è tornato in mente un vecchio ragionamento sulla colatura di alici, prodotto che utilizziamo ormai da dodici anni per preparare il nostro piatto più famoso: gli spaghettoni con colatura di alici, pistacchi e zest di limone candito.

 

Da premettere che a causa del lockdown abbiamo deciso di portare questo piatto nelle case dei clienti, nel senso che prepariamo il condimento che poi vendiamo insieme alla pasta e al nostro vino rosato il Friscu, così da far rivivere per qualche minuto le emozioni che solitamente suscita quel piatto mangiato alla Farmacia dei Sani.

 

colatura di alici

 

Mi sono sempre chiesto il perché questo piatto di pasta raccolga tanto successo, le persone gustano tutto il resto ma non rinunciano mai agli spaghettoni con la colatura e i pistacchi, c’è chi addirittura lo prende come dolce.

 

Una volta sono giunto a una personale spiegazione odorando la bottiglia di questo prodotto tanto antico quanto eccessivo, ottenuto dalla macerazione/fermentazione delle alici con il sale. I romani lo chiamavano gaarum o liquamen e dal profumo non faccio fatica a capire la derivazione del nome.

 

colatura di alici

 

 

In effetti l’odore è molto particolare tanto che Luca, aprendo il barattolo del condimento, ha proseguito con la preparazione della pasta solo perché si è fidato di me. Dicevo, l’odore è forte, pungente, penetrante, potrei accostarlo a quello dei formaggi ma ha una particolarità che lo rende unico, che trovo difficile da spiegare se non accostandolo a quell’humus umano che cerchiamo di coprire con la pulizia quotidiana e spruzzandoci addosso varie essenze. Un profumo primordiale che vorremmo nascondere ma che i nostri istinti colgono, tanto che numerosi studi affermano che ci scegliamo proprio per via di questi odori ormai apparentemente dimenticati.

 

Come gli ultrasuoni possono essere avvertiti solo dagli animali ma anche dai bambini in tenera età, così noi percepiamo gli ULTRAPROFUMI a nostra insaputa che, solleticando i nostri ormoni, ci fanno propendere per quel partner invece di quell’altro o, nel caso di specie, per un piatto di pasta con la colatura invece di uno al ragù.

 

Questa è la mia spiegazione, a voi l’ardua sentenza!

Fabio Rizzo